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| Oggetto: Valzer con Bashir | | Da: segma(at)tin.it (Marco S.) | | Gruppi: it.cultura.storia.militare |
| Organizzazione: TIN.IT (http://www.tin.it) |
| Data: Jan 30 2010 01:54:12 |
Tempo fa ho visto il film in oggetto, che giudico apprezzabile per quanto
riguarda la capacita' dell'autore-regista Ari Folman di proporre in forma di
spettacolo un tema cosi' specialistico come i meccanismi della memoria
umana.
Attraverso lo studio di questi meccanismi, Ari Folman, gia' giovane soldato
israeliano nell'operazione "Pace in Galilea" del 1982, recupera anche la
doverosa memoria del massacro falangista nei campi profughi palestinesi di
Sabra e Chatila, che il suo inconscio di impotente spettatore sgomento aveva
rimosso.
Pero' purtroppo, devo temere che i progressi compiuti dalla memoria
dell'autore non si siano spinti oltre a questo pur importante risultato.
L'esercito israeliano del 1982 che esce dal lavoro di Folman sembra una
manica di rimbambiti, anche scontando le inevitabili carenze addestrative di
un esercito di popolo.
Il reparto a cui appartiene l'amico di Folman, Carmi, sbarca in Libano e,
pur in assenza di bersagli visibili, comincia a sparare in automatico e a
tutto spiano con i Galil, senza neanche preoccuparsi dei caricatori, finche'
un automobilista, forse commosso da tanto impegno, decide di immolarsi,
presentandosi proditoriamente sulla loro linea di tiro.
Similmente lo stesso Folman, al comando di una squadra di soldati a bordo di
un M113, ricorda che i loro movimenti in Libano erano effettuati sparando
continuamente ed ininterrottamente con le mitragliere, a prescindere dalla
presenza di bersagli utili: "Tu spara !" ingiunge Folman al compagno, "A chi
?" gli chiede lui, "Non lo so, tu pensa a sparare e basta !!".
Evidentemente la disponibilita' di munizioni e la temperatura della canne
delle armi, per l'esercito israeliano, erano variabili indipendenti da cui
poteva prescindere.
Il terrore di ogni soldato in guerra di trovarsi senza munizioni, quando
queste fossero veramente necessarie per salvare la pelle, e' qui totalmente
esorcizzato.
Quando alla sera un ufficiale ordina alla squadra di Folman di evacuare un
nutrito numero di commilitoni morti o feriti, si insinua prepotente nello
spettatore il sospetto che tutti questi poveracci altro non siano che le
vittime di un intera giornata passata sparare a caso, dissennatamente, in
mezzo ai frutteti libanesi.
Per contro, quando il capocarro del Merkava di un'altro amico di Folman,
Ronny, viene ucciso in torretta da un cecchino, ed egli dovrebbe
subentrargli, questi non sa decidersi sul corso d'azione da prendere,
finche' due minuti dopo un RPG non finisce il carro, con il risultato di far
ammazzare tutti i suoi compagni.
E' chiaro che una reazione appropriata ad una situazione tattica del genere
potrebbe non essere automatica, specie in mancanza di un solido ed adeguato
addestramento.
Ma non si capisce perche', solo in questo caso, non funzioni quel meccanismo
che nel film sembra soprassedere all'agire del soldato israeliano (vale a
dire il "Me la sto facendo addosso quindi, senza sapere ne' leggere ne'
scrivere, sparo a piu' non posso, dove?, non importa !").
Forse questa reazione, per quanto scomposta, almeno in questa circostanza
sarebbe stata migliore che l'attendere passivamente la morte chiusi dentro
ad un Merkava.
Ciliegina sulla torta e' poi la figura del comandante dell'unita' di Folman,
quasi un'icona pop: barba lunga, occhiaie da insonne, voce strascicata da
padrino, camicia militare aperta con gradi alle spalline, il tutto portato
orgogliosamente su semplici mutande e calzini, senza altri indumenti.
La principale occupazione di questo personaggio, in pieno territorio nemico,
e' stare comodamente stravaccato su una poltrona, gambe (pelose)
accavallate, contemplando infimi filmini porno tedeschi, dando disposizioni
al suo attendente per la manovra del VHS: "Avanza...ferma...riavvolgi...".
Ogni tanto, a suo malgrado, il personaggio sembra ricordarsi di essere
ancora al comando di un unita' militare in combattimento e quindi fa
chiamare qualcuno, nel caso specifico il nostro protagonista, per sibilare
qualche ordine. Pero' non bisogna abusare del suo tempo, chiedendo
chiarimenti o ragguagli, perche' senno' arriva immancabile un "Folman, sei
idiota o ci fai ?".
Nel film l'unica figura militare positiva, che pare all'altezza della
situazione, e' quella del giovane ufficiale di complemento Frankel, non a
caso protagonista della coraggiosa azione-balletto in mezzo ad una strada di
Beirut, sotto la gigantografia di Gemayel e tra il fuoco incrociato,
episodio che ha suggerito all'autore il titolo del film.
Si accendono le luci e lo spettatore, cresciuto nel mito della Tshal,
l'invicibile esercito della Guerra dei Sei Giorni e dello Yom Kippur, ne
esce stravolto, con la sensazione che gli abbiano rotto un giocattolo o lo
abbiano preso in giro fino a quel momento.
Al confronto, il famigerato "esercito di Franceschiello" appare infatti
un'istituzione "rambistica", con il suo famoso ordine: "Facite 'a faccia
feroce !!".
Ciao : )
Marco
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