"Arduino" <ardu@nomail.com> ha scritto nel messaggio news:4b6d5f5e$0$1112$4fafbaef@reader4.news.tin.it... > Questo succede quando la fantasia prende il posto della realtà: > Gli ebrei non dominano niente, non riescono neppure a vedersi riconosciuto > uno stato grande come il Piemonte. > Ma la fantasia vede questo terribile predominio, e perciò gli pare tutto > vero. il mito olocaustico non serve solo al sedicente "popolo eletto" ma anche ai suoi sostenitori,all'occidente cristiano-sionista e alla classe p .
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Oggetto:  Re: Protocolli dei Savi
Da:  artamano88(at)katamail.com (Artamano)
Gruppi:  it.cultura.storia
Organizzazione:  [Infostrada]
Data:  Feb 06 2010 22:04:31


"Arduino" <ardu@nomail.com> ha scritto nel messaggio
news:4b6d5f5e$0$1112$4fafbaef@reader4.news.tin.it...

> Questo succede quando la fantasia prende il posto della realtà:
> Gli ebrei non dominano niente, non riescono neppure a vedersi riconosciuto
> uno stato grande come il Piemonte.
> Ma la fantasia vede questo terribile predominio, e perciò gli pare tutto
> vero.

il mito olocaustico non serve solo al sedicente "popolo eletto" ma anche ai
suoi sostenitori,all'occidente cristiano-sionista e alla classe politica che
si è formata all'indomani della sconfitta nella seconda guerra mondiale.
Tutte le stragi commesse dai vincitori sia durante l'ultima guerra che
dopo,come nell'attuale Iraq,sono state relativizzate con la scusa
dell'olocausto.


http://olo-dogma.myblog.it/archive/2009/07/10/la-religione-secolare-dell-olocausto-e-un-prodotto-adulterat.html
La religione secolare dell'olocausto è un prodotto adulterato della società
consumistica
Robert FAURISSON 7 agosto 2008



La religione secolare dell' "Olocausto" è un prodotto - adulterato - della
società consumistica



La religione dell' "Olocausto" è secolare: essa appartiene al mondo laico, è
profana e dispone, di fatto, del braccio secolare, cioè un'autorità
temporale dal potere temuto. Ha il proprio dogma, i suoi comandamenti, i
suoi decreti, i suoi profeti ed i suoi gran sacerdoti. Così come lo fece
notare un revisionista, questa religione ha la sua galleria di santi e di
sante, fra i quali Sant'Anna (Frank), San Simone (Wiesenthal) e Sant'Elia
(Wiesel). Ha i suoi luoghi santi, i suoi rituali ed i suoi pellegrinaggi. Ha
i suoi edifici sacri (macabri) e le sue reliquie (sotto forma di saponette,
scarpe, spazzolini da denti ecc.). Ha i suoi martiri, i suoi eroi, i suoi
miracoli e miracolati (a milioni), la sua leggenda dorata ed i suoi giusti.
Auschwitz è il suo Golgota. Per lei, Dio si chiama Jahweh, protettore del
suo popolo eletto, che, come si precisa nel salmo 120 di Davide recentemente
invocato da una procuratrice francese, Anne de Fontette, in occasione di un
processo intentato ad un revisionista francese, punisce "le labbra false".
Per questa religione Satana si chiama Hitler, condannato, come Gesù nel
Talmud, a bollire per l'eternità negli escrementi. Essa non conosce né
pietà, né perdono, né clemenza ma soltanto il dovere di vendetta. Ammassa
fortune grazie al ricatto e all'estorsione ed acquisisce inauditi privilegi.
Essa detta la sua legge alle nazioni. Il suo cuore batte a Gerusalemme, al
museo dello Yad Vashem, in un paese conquistato a spese dei locali; al
riparo di un muro di 8 metri di altezza destinato a proteggere il suo popolo
che è il sale della terra, i religionari dell' "Olocausto" impongono sul
"goy" una legge che è la più pura espressione del militarismo, del razzismo
e del colonialismo.



Una religione recentissima dallo sviluppo folgorante

Anche se è in gran parte una metamorfosi della religione ebraica, la nuova
religione è recentissima ed ha conosciuto uno sviluppo spettacolare. Per lo
storico, il fenomeno è eccezionale. Il più delle volte una religione di
taglia universale ha le sue radici nei tempi lontani e oscuri, ciò che rende
arduo il compito dello storico delle idee e delle istituzioni religiose. Qui
ecco però che, per fortuna dello storico, nello spazio di una cinquantina
d'anni
(1945-2000), sotto i nostri occhi, una nuova religione, quella dell'
"Olocausto", ha improvvisamente preso piede per poi svilupparsi con una
stupefacente velocità ed estendersi oggi un po' ovunque. Essa ha conquistato
l'Occidente ed intende imporsi nel resto del mondo. Ogni ricercatore che si
interessa al fenomeno storico che costituisce la nascita, la vita e la morte
di una religione dovrebbe quindi cogliere l'insperata occasione che si
presenta nell'andare a studiare da vicino la nascita e la vita di questa
nuova religione, per poi calcolarne le possibilità di sopravvivenza e le
possibilità della sua scomparsa. Ogni polemologo in attesa dei segni
premonitori di una conflagrazione dovrebbe stare attento ai rischi di una
crociata guerriera nella quale può trascinarci questa religione
conquistatrice.

Una religione che sposa la società dei consumi

Come regola generale, la società dei consumi mette in pericolo o compromette
le religioni e le ideologie. Ogni anno, l'accrescimento della produzione
industriale e dell'attività commerciale crea nelle coscienze nuovi bisogni e
desideri, ben concreti, che allontanano gli uomini dalla sete dell'assoluto
o dall'aspirazione all'ideale di cui si nutrono le religioni e le ideologie.
Peraltro, i progressi della comunità scientifica rendono gli uomini sempre
più scettici per quanto riguarda la veridicità dei racconti e delle promesse
che queste ultime fanno loro. Paradossalmente, prospera soltanto la
religione dell' "Olocausto" che regna per così dire senza riserve e ottiene
che si metta al bando dell'umanità gli scettici che agiscono a volto
scoperto, che essa chiama "negazionisti" e che essi si definiscono
"revisionisti".

Ai giorni nostri sono in crisi o talvolta in via di estinzione, le idee sia
di patria, di nazionalismo che di razza, di comunismo e perfino di
socialismo. Altrettanto in crisi sono le religioni del mondo occidentale,
ivi compresa la religione giudaica e, a loro volta, ma in modo meno
evidente, le religioni non occidentali, anch'esse messe alla prova dalla
forza di attrazione della società dei consumi; indipendentemente da ciò che
se ne può pensare, la religione musulmana non fa eccezione: il bazar attira
le masse più della moschea e, in certi regni petroliferi, la società
consumistica, nelle forme più stravaganti, lancia una sfida sempre più
insolente alle regole di vita decretate dall'islam.

Per quanto riguarda il cattolicesimo romano, questi è colpito da anemia; per
riprendere le parole di Louis-Ferdinand Céline, è diventato "cristianemico".
Fra i cattolici ai quali si rivolge Benedetto XVI°, quanti ve ne sono che
credono ancora alla verginità di Maria, ai miracoli di Gesù, alla
resurrezione fisica dei morti, alla vita eterna, al paradiso, al purgatorio
e all'inferno? Il discorso degli uomini di chiesa si limita di solito a
ripetere con insistenza che "Dio è amore". Le religioni protestanti o
assimilate si diluiscono, con le loro dottrine, in un'infinità di sette e
varianti. La religione giudaica vede i suoi fedeli, sempre più restii
davanti all'obbligo di osservare tante prescrizioni e divieti così
strampalati, disertare la sinagoga e, in numero sempre crescente, praticare
il matrimonio misto.

Ma, mentre le credenze o le convinzioni occidentali hanno perso molto della
loro sostanza, la fede nell' "Olocausto", essa, si è rafforzata. Ha finito
per creare un legame - una religione, quanto meno secondo l'etimologia
corrente, è un legame (religat religio) - che permette a degli insiemi
disparati di comunità e di nazioni di condividere una fede comune. In fin
dei conti, cristiani ed ebrei cooperano oggi in blocco a propagare la fede
olocaustica. Si vede anche un buon numero di agnostici o di atei riempire le
fila sotto la bandiera dell' "Olocausto". "Auschwitz" realizza l'unione di
tutti.

È che questa nuova religione, nata in un epoca dove la società dei consumi
prendeva il volo, ne porta il segno. Ne ha il vigore, l'abilità,
l'inventiva.
Sfrutta tutte le risorse del marketing e della comunicazione. Le infamie
dello Shoah Business non sono che gli effetti secondari di una religione che
non è altro, in modo intrinseco, che una pura invenzione. Partendo dai
frammenti di una realtà storica, tutto sommato banale in tempo di guerra,
come l'internamento di una buona parte degli ebrei europei in ghetti o in
campi, i suoi promotori hanno costruito una gigantesca impostura storica:
quella del preteso sterminio degli ebrei d'Europa, dei presunti campi dotati
di camere a gas omicide e, infine, dei presunti sei milioni di vittime
ebraiche.

Una religione che sembra aver trovato la soluzione della questione ebraica

Attraverso i millenni, gli ebrei, all'inizio generalmente ben accolti nei
paesi che li ospitavano, hanno finito per suscitare un fenomeno di rigetto
che ha portato alla loro espulsione ma, assai spesso, usciti dalla porta,
rientravano da un'altra porta.

In diverse nazioni dell'Europa continentale, verso la fine del XIX° secolo e
agli inizi del XX° secolo, il fenomeno ha fatto la sua ricomparsa. "La
questione ebraica" è stata posta particolarmente in Russia, in Polonia, in
Romania, in Austria-Ungheria, in Germania e in Francia.

Tutti, a partire dagli stessi ebrei, si sono messi a cercare "una soluzione"
a questa "questione ebraica". Per i sionisti, che furono in minoranza per
molto tempo fra i loro correligionari, la soluzione non poteva essere che
territoriale. Conveniva trovare, con l'accordo delle nazioni imperiali, un
territorio dove avrebbero potuto trasferirsi i coloni ebrei. Questa colonia
sarebbe stata individuata, ad esempio, in Palestina, in Madagascar, in
Uganda, nel Sud America, in Siberia.

La Polonia e la Francia preferivano la soluzione del Madagascar mentre in
Unione Sovietica veniva creato nella Siberia meridionale il territorio
autonomo del Birobigian. In quanto alla Germania nazionalsocialista, essa
stava studiando la possibilità di un insediamento degli ebrei in Palestina
ma finì per accorgersi, a partire dal 1937, dell'aspetto non realista di
questa soluzione e del grave pregiudizio che sarebbe stato causato ai
Palestinesi. In seguito, il III° Reich volle creare una colonia ebraica in
una parte della Polonia (il Judenreservat di Nisko, a sud di Lublino), poi,
nel 1940, auspicò seriamente la creazione di una colonia in Madagascar (il
Madagaskar Projekt). Nella primavera 1942, in seguito alle necessità di
condurre una guerra terrestre, marittima e aerea e preso dalle
preoccupazioni sempre più angoscianti di dover salvare le città tedesche da
un diluvio di fuoco, di salvaguardare la vita stessa del suo popolo, di
mantenere in attività l'economia di tutto un continente così povero di
materie prime, il Cancelliere Hitler fece sapere ai suoi collaboratori, in
particolare al ministro del Reich e capo della Cancelleria del Reich
Hans-Heinrich Lammers, di voler "rinviare a dopo la guerra la soluzione
della questione ebraica".

Costituendo in suo seno una popolazione sicuramente ostile alla Germania in
guerra, gli ebrei, o quanto meno una buona fetta di essi, dovettero essere
deportati ed internati. Quelli che erano in grado erano destinati al lavoro,
gli altri venivano confinati in campi di concentramento o di transito. Mai
Hitler volle o autorizzò il massacro degli ebrei e le sue corti marziali
sono arrivate perfino a punire con la pena di morte, anche in territorio
sovietico, coloro che si resero colpevoli di eccessi contro degli ebrei.

Lo Stato tedesco non auspicò mai, per quanto riguarda gli ebrei, qualcosa di
diverso da "una soluzione finale territoriale della questione ebraica" (eine
territoriale Endlösung der Judenfrage) e ci vuole tutta la disonestà dei
nostri storici ortodossi per evocare continuamente "la soluzione finale
della questione ebraica" omettendo deliberatamente l'aggettivo, così
importante, di "territoriale".

Fino alla fine della guerra la Germania non cessò mai di proporre agli
Alleati occidentali la consegna di ebrei internati ma a condizione che
questi fossero sistemati, ad esempio, in Gran Bretagna e che non andassero
ad invadere la Palestina per tormentarvi "il nobile e valente popolo arabo".
La sorte degli ebrei d'Europa, nel quadro generale, non ha avuto niente di
eccezionale. Non avrebbe meritato più di una menzione in quello che è il
grande libro della storia della seconda guerra mondiale. Abbiamo dunque il
diritto di stupirci quando oggi la sorte degli ebrei viene fatta passare per
essere stata l'elemento essenziale di questa guerra.

Dopo la guerra, è appunto in terra di Palestina e a spese dei Palestinesi
che i sostenitori della religione dell' "Olocausto" hanno trovato, o hanno
creduto di trovare, la soluzione finale territoriale della questione
ebraica.

Una religione che brancola nei suoi metodi di vendita (la palinodia di Raul
Hilberg)








Consiglio ai sociologi di avviare una storia della nuova religione
esaminando con quali tecniche, estremamente variegate, questo "prodotto" è
stato creato, lanciato e venduto nel corso degli anni 1945-2000. Essi
misureranno la distanza che separa i procedimenti, spesso maldestri,
dell'inizio
della sofisticazione, alla fine, dei packagings dei nostri attuali spin
doctors (storti esperti della "com") nella loro presentazione dell'
"Olocausto" ormai trasformatosi in un prodotto kasher di consumo forzato.

Nel 1961, Raul Hilberg, il primo degli storici dell' "Olocausto", "il papa"
della scienza sterminazionista, pubblicò la prima versione della sua opera
maggiore, The Destruction of the European Jews. Egli vi espresse
dottoralmente la tesi seguente: Hitler aveva dato degli ordini in vista del
massacro organizzato degli ebrei e tutto si spiegava partendo dai suoi
ordini.

Questo modo di presentare le cose doveva portare ad un fiasco. I
revisionisti avendo chiesto di vedere questi ordini, Hilberg fu costretto ad
ammettere che questi non erano mai esistiti.

Dal 1982 al 1985, sotto la pressione degli stessi revisionisti che
chiedevano di vedere a che cosa poteva assomigliare la tecnica delle magiche
camere a gas omicide, egli fu costretto a rivedere la sua presentazione del
soggetto olocaustico. Nel 1985, nell'edizione "rivista e definitiva" della
sua stessa opera, invece di mostrarsi affermativo e secco col lettore o col
cliente, cercò di circuirlo con ogni tipo di proposito astruso, facendo
appello al suo presunto gusto per i misteri della parapsicologia e del
paranormale. Egli espose la storia della distruzione degli ebrei d'Europa
senza menzionare il benché minimo ordine, né di Hitler né di nessun altro,
di sterminare gli ebrei. Egli spiegò tutto con una specie di diabolico
mistero: spontaneamente i burocrati tedeschi si erano passati parola per
uccidere tutti gli ebrei fino all'ultimo.

"Innumerevoli decisori in seno ad un apparato amministrativo molto esteso"
(countless decision makers in a far-flung bureaucratic machine) collaborano
nell'impresa sterminatrice in conseguenza di un "meccanismo" (mechanism) e
questo senza un "piano di base" (basic plan) (pag. 53); questi burocrati
"crearono un clima che permise di fare progressivamente a meno della parola
formale e scritta come modus operandi" (created an atmosphere in which the
formal, written word could gradually be abandoned as a modus operandi) (pag.
54); ci furono delle "intese primarie fra responsabili producendo decisioni
che non necessitavano né ordini precisi né spiegazioni" (basic
understandings of officials resulting in decisions not requiring orders or
explanations); "era una questione di stato d'animo, di comprensione
condivisa, di consonanza e di sincronizzazione" (it was a matter of spirit,
of shared comprehension, of consonance and synchronization); "non ci fu
un'unica
agenzia incaricata di tutta l'operazione" (no one agency was charged with
the whole operation); non ci fu "alcun organismo centrale che dirigesse o
coordinasse tutto l'insieme del processo" (no single organization directed
or coordinated the entire process) (pag. 55).

Per farla breve, secondo Hilberg, questo sterminio programmato era avvenuto
ma senza che fosse possibile dimostrarlo veramente con documenti comprovanti
alla mano. Due anni prima, nel febbraio 1983, in occasione di una conferenza
svoltasi alla Avery Fischer Hall di New York, egli presentò questa tesi,
stranamente fumosa, nella seguente forma: "Ciò che iniziò nel 1941 fu un
processo di distruzione senza piano prestabilito, senza organizzazione
centralizzatrice di alcuna agenzia. Non ci fu uno schema direttivo e nemmeno
un bilancio di spesa per le misure di distruzione. Queste misure furono
prese passo per passo, una alla volta. Si produsse quindi non tanto la
realizzazione di un piano, quanto un incredibile incontro di menti, una
consensuale trasmissione di pensiero realizzata nell'ambito di
un'estesissima
burocrazia". Questa vasta impresa distruttrice si era realizzata,
magicamente, con la telepatia e con l'operazione diabolica del genio
burocratico "nazista". Possiamo dire che, con Raul Hilberg, la scienza
storica è diventata cabalistica o religiosa.

Serge e Beate Klarsfeld, dal canto loro, hanno voluto impegnarsi sulla
stessa strada della falsa scienza facendo appello al farmacista francese
Jean-Claude Pressac. Per diversi anni il malcapitato ha tentato di vendere
il prodotto adulterato sotto una forma pseudo-scientifica ma, avendo
scoperto l'impostura, Pressac, nel 1995, fece un totale dietro-front ed
ammise che, a conti fatti, il dossier dell' "Olocausto" era "marcio" e buono
solo "per le discariche della storia"; tali furono le sue parole. La notizia
venne tenuta nascosta per cinque anni e fu rivelata soltanto nel 2000 alla
fine di un opera di Valérie Igounet, altra venditrice della Shoah e autrice
di Histoire du négationnisme en France (Parigi, Seuil; testo di Pressac alla
pag. 652).

Una religione che infine scopre le tecniche di vendita up to date

Ed è qui che sono entrati in scena gli spin doctors.

Essendo il prodotto diventato sospetto e avendo cominciato i potenziali
clienti a porsi delle domande, fu necessario un'inversione di marcia, cioè
rinunciare a difendere la merce con argomenti all'apparenza scientifici e
adottare una procedura assolutamente moderna.

I nuovi religionari hanno deciso di accordare la porzione congrua
all'argomentazione
logica e di sostituire la ricerca di fondo con il ricorso ai sentimenti e
all'emozione, dunque all'arte, al cinema, al teatro, al romanzo storico,
allo spettacolo, allo story telling (arte contemporanea di improvvisare un
racconto o di inquadrare una "testimonianza"), al circo mediatico, alla
scenografia di museo, alle cerimonie pubbliche, ai pellegrinaggi,
all'adorazione
delle (false) reliquie e dei (falsi) simboli (camere a gas simboliche, cifre
simboliche, testimoni simbolici), all'incanto, alla musica e perfino al
kitsch, il tutto accompagnato dai procedimenti di vendita forzata provvisti
di minacce di ogni genere. Il cineasta Steven Spielberg, specialista della
fiction scapigliata ed extraterrestre, è diventato il grande ispiratore sia
dei film olocaustici che per il casting di 50.000 testimoni.




Per meglio vendere il loro prodotto adulterato, i nostri falsi storici e
veri mercanti hanno ottenuto di farlo pregustare agli alunni dalla scuola
elementare, vantaggio enorme perché è nell'età più giovane dove si
contraggono gli appetiti che fan sì che, più avanti, il cliente non ha più
bisogno di essere sollecitato: sarà lui stesso a reclamare ciò che aveva
così tanto gustato durante la sua infanzia, siano esse cose dolci o veleno.

E fu così che si è presa in giro la storia e che ci si è messi al servizio
soltanto di una certa Memoria, cioè di un guazzabuglio di chiacchiere, di
leggende, di calunnie che procurano ai clienti il piacere di sentirsi buoni
e bravi e di cantare tutti in coro le virtù del povero ebreo, di maledire i
"nazisti" intrinsecamente perversi, di fare appello alla vendetta e di
sputare sulle tombe dei vinti. Alla fine non resta altro che incassare un
sacco di bei soldini e nuovi privilegi.

Pierre Vidal-Naquet fu soltanto un principiante: innanzitutto, nel 1979,
egli si mostrò troppo scontato, troppo brutale nella sua promozione dell'
"Olocausto". Ad esempio, invitato dai revisionisti a spiegare come diavolo
dopo un'operazione di gasazione con acido cianidrico (componente attivo
dell'insetticida
"Zyklon B"), una squadra di detenuti ebrei (Sonderkommando) poteva entrare
impunemente in un locale ancora saturo di questo temibile gas per
manipolarvi ed estrarre fino a migliaia di cadaveri impregnati di veleno,
lui rispondeva, assieme ad altri 33 universitari, di non dover dare alcuna
spiegazione.

Spielberg, uomo più abile, mostrerà in un film una "camera a gas" dove, per
una volta, "per miracolo", i pomelli delle docce rilasceranno. acqua e non
gas. In seguito, P. Vidal-Naquet aveva in modo maldestro tentato di
rispondere ai revisionisti sul piano scientifico ma si rese ridicolo. Claude
Lanzmann, dal canto suo, nel suo film Shoah, aveva cercato di esibire delle
testimonianze o delle confessioni ma era apparso pesante, maldestro e ben
poco convincente; per lo meno aveva capito che la cosa principale era "fare
del cinema" ed essere in vista. Oggi più nessuno "storico" dell' "Olocausto"
si azzarda di provare la realtà dell' "Olocausto" e delle sue magiche camere
a gas. Tutti agiscono come Saul Friedländer nella sua ultima opera (Gli Anni
dello Sterminio / la Germania Nazista e gli Ebrei: 1939-1945, Milano,
Garzanti, 2009): danno ad intendere che tutto ciò sia realmente avvenuto.
Con loro la storia si fa assiomatica, sebbene i loro assiomi non siano
neanche formulati.



Questi nuovi storici procedono con una sfrontatezza tale che il lettore,
sbalordito, non si rende affatto conto del raggiro al quale è soggetto: gli
imbonimentitori commentano a perdifiato un avvenimento del quale, per
cominciare, non ne hanno nemmeno stabilito la semplice esistenza. Ed è così
che il cliente, credendo di comperare una merce, acquista in realtà
l'imbonimento
di colui che gli ha vantato il proprio prodotto. Oggi, il campione del mondo
di sbruffonata olocaustica è un goy di servizio, Padre Patrick Desbois, un
dannato burlone le cui diverse pubblicazioni dedicate alla "Shoah per
proiettili", in particolare in Ucraina, sembrano attingere le cime del
tam-tam pubblicitario giudeo-cristiano.

Una success story delle grandi potenze

In una vera success story nell'arte della vendita, l'impresa olocaustica si
è guadagnata lo status di una lobby internazionale. Questa lobby si è
confusa con la lobby ebraica americana (la cui organizzazione-guida è
l'AIPAC),
la quale essa stessa difende colle unghie e coi denti gli interessi dello
Stato di Israele, di cui "l'Olocausto" è la spada e lo scudo. Le nazioni più
potenti del globo non possono permettersi di contrariare un rete simile di
gruppi di pressione che, dietro un manto di religiosità, è stata prima di
tutto commerciale per diventare poi militar-commerciale e spingere ad un
crescendo di avventure militari.

Ne consegue che altre nazioni, dette emergenti, hanno interesse, se vogliono
entrare nelle grazie del più forte di loro, a piegarsi ai desideri di
quest'ultimo.
Senza necessariamente professare la loro fede nell' "Olocausto", esse
contribuiranno, se necessario, alla divulgazione dell' "Olocausto" nonché
alla repressione di coloro che ne contestano la veridicità. Ad esempio, i
Cinesi, sebbene non abbiano nessun interesse per questa futilità in sé, si
tengono alla larga da qualsiasi messa in dubbio del concetto di "Olocausto
ebraico", ciò che permette loro di presentarsi in qualità di "ebrei" nei
confronti dei Giapponesi durante l'ultima guerra mondiale e di far valere il
fatto che anch'essi sono stati vittime di un genocidio, il quale, come per
gli ebrei - essi pensano - aprirà probabilmente la strada degli indennizzi
finanziari e dei vantaggi politici.

Una religione particolarmente mortale

Il disagio per la religione dell' "Olocausto" sta nel fatto che è troppo
secolare. Pensiamo al Papato che, nei secoli passati, ha appoggiato la sua
forza politica e militare su un potere temporale, il quale, alla fin dei
conti, causò il suo stesso declino. La nuova religione è intimamente legata
allo Stato d'Israele, agli Stati Uniti, all'Unione Europea, alla NATO, alla
Russia, alle grandi banche (che lei fa piegare alla sua volontà quando,
sull'esempio
delle banche svizzere, queste sono recalcitranti), all'affarismo
internazionale e alle lobby dei mercanti d'armi. A questo punto, chi può
garantirle un vero futuro? Si è indebolita garantendo, di fatto, la politica
di nazioni o di gruppi dagli appetiti smisurati, il cui spirito di crociata
mondiale, come lo si può ben notare nel Vicino e nel Medio Oriente, è
diventato avventurista.

È successo che delle religioni scomparissero assieme agli imperi dove queste
regnavano. Il fatto è che le religioni, come le civilizzazioni, sono
mortali. Quella dell' "Olocausto" è doppiamente mortale: essa incita alla
crociata guerriera e corre verso la sua fine. Essa vi correrebbe comunque
incontro anche se lo Stato ebraico dovesse scomparire dalla terra di
Palestina. Gli ebrei che allora si disperderebbero nel resto del mondo non
avranno più da fare, come ultima risorsa, che gridare ad un "Secondo
Olocausto".

NB: Nel 1980 trattai già della "nuova religione" dell' "Olocausto" nella mia
Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire
(Parigi, La Vieille Taupe, pag. 261-263). Nel 2006 ho redatto due articoli
sul tema "Mémoire juive contre histoire (ou l'aversion juive pour tout
examen critique de la Shoah)" e "Le prétendu « Holocauste » des juifs se
révèle de plus en plus dangereux"; questi due articoli sono appena stati
pubblicati negli Etudes Révisionnistes, vol. 5 (595 p.), pag. 61-71, 86-90,
Edizioni Akribeia, 45/3 Route de Vourles, F-69230 ST GENIS-LAVAL, 35 Euro.






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