L’appello delle donne israeliane a sostegno della campagna di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni verso Israele Le donne della WILPF d’Israele (Women’s International league for peace and freedom - Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà) Nel luglio scorso, non senza qualche difficoltà e profonde esitazioni, dopo un’intensa discussione le donne della WILPF d’Israele hanno preso la decisione, con una dichiarazione formale, di aderire all’appello al BDS contro Israele. Una presa di posiz .
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Oggetto:  L’appello delle donne israeliane a sostegno della campagna di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni verso Israele
Da:  senzanome2222(at)yahoo.it (.sergio.)
Gruppi:  it.politica.internazionale,it.cultura.storia
Organizzazione:  http://groups.google.com
Data:  Feb 08 2010 08:14:23


L’appello delle donne israeliane a sostegno della campagna di
boicottaggio, disinvestimento, sanzioni verso Israele

Le donne della WILPF d’Israele
(Women’s International league for peace and freedom - Lega
internazionale delle donne per la pace e la libertà)

Nel luglio scorso, non senza qualche difficoltà e profonde esitazioni,
dopo un’intensa discussione le donne della WILPF d’Israele hanno preso
la decisione, con una dichiarazione formale, di aderire all’appello al
BDS contro Israele. Una presa di posizione significativa per l’insieme
del movimento israeliano per la pace, di cui qui è riportato
l’essenziale.


L’atto di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni è un atto
violento. Non vi si deve ricorrere se non quando ogni altro mezzo sia
fallito e la situazione abbia bisogno di un’azione così radicale.
Sostenerlo è in un certo senso un atto di tradimento - chiamiamo il
mondo ad agire contro Israele. Ciò provocherà difficoltà economiche,
tanto nel commercio quanto nel turismo, nonché un isolamento culturale
e universitario. La gente perderà il lavoro; forse le nostre stesse
famiglie ne pagheranno il prezzo. Non è, per noi, una decisione
facile.

La sinistra israeliana è poco numerosa e dall’anno scorso, dopo la
nostra opposizione al massacro di Gaza e le ultime elezioni, stiamo
entrando in una nuova fase di persecuzioni e accuse di tradimento. La
nostra capacità di comunicare la nostra visione della giustizia e
della libertà è, ultimamente, molto limitata. Noi ora siamo isolate, e
subiamo attacchi dalle nostre famiglie e dagli amici più vicini. (...)

Se il BDS parte ed ha successo, Israele è condannato a ritrovarsi in
piena crisi economica ed universitaria. E’ il nostro obiettivo, per
smuovere la situazione, ed è anche il nostro dilemma: i nostri figli e
i nostri amici (e noi stesse) potrebbero ritrovarsi disoccupati e
senza reddito. (...) In tale situazione tutta la collera e la
frustrazione si volgerebbero verso di noi. (...) Noi rischiamo di
essere considerate come fuori-legge, perché oggi c’è una proposta di
legge contro tutte le persone le cui parole o atti mettano in
questione l’idea di Israele come stato ebraico e democratico. (...) ma
alla fine siamo arrivate, con sentimenti addolciti e cuore pesante,
alla decisione di sostenere la campagna BDS.

La sezione WILPF d’Israele sostiene e prende parte alla lotta non-
violenta contro l’occupazione israeliana dei territori palestinesi, e
contro le ripercussioni civili e sociali che l’accompagnano in seno
alla società israeliana. I membri di WILPF Israele militano in seno ad
altre organizzazioni e associazioni che operano per la fine
dell’occupazione e per ottenere un cambiamento sociale, anche nella
sfera universitaria.(...)

In questi anni, ci siamo accorte che tutti i mezzi messi a nostra
disposizione finora (il richiamo alla pressione internazionale nei
confronti di Israele, le azioni di protesta condotte dalle
organizzazioni, la partecipazione a manifestazioni. etc.) hanno
mostrato i loro limiti e la loro efficacia. Questi mezzi hanno
apportato cambiamenti troppo limitati e coinvolto troppo poche persone
per essere adeguati. E noi, militanti per i diritti umani, ci troviamo
di fronte una realtà che la nostra opposizione non è riuscita a
smuovere.

Parallelamente al nostro attivismo e a tutte le azioni di protesta che
hanno luogo, non si smette di perseguire, dal 1948, una politica
deliberata per opprimere i cittadini palestinesi che vivono in
Israele. Nello stesso tempo, la situazione dei Palestinesi che
risiedono nei territori occupati è peggiorata dal 1967. Davanti a
questa situazione, molte di noi si trovano di fronte a un dilemma.
Secondo questa lettura della situazione, l’azione che si impone per
raggiungere i nostri scopi è l’appello al boicottaggio d’Israele. E’
un’azione che implica la violenza o l’assenza di disponibilità al
dialogo. Come tale, contraddice la nostra scelta di un modo di agire
non-violento per cambiare le politiche governative. Ma, il nostro
scopo è di metter fine all’occupazione con una soluzione di reciproco
consenso che sia giusta e durevole per gli Israeliani e i Palestinesi,
sotto ogni aspetto.

Tenuto conto del fatto che fino ad oggi i nostri appelli ad una
pressione significativa sulla politica israeliana non hanno avuto
risposta, e poiché, pur avendo utilizzato tutti i mezzi a nostra
disposizione, le nostre azioni non hanno portato ad alcun cambiamento
della politica israeliana, noi di conseguenza aderiamo all’appello al
BDS contro Israele.

Lo facciamo perfettamente consapevoli che rischiamo noi stesse di
soffrire per aver fatto questo passo, e che i gruppi sociali più
fragili rischiano di soffrirne gravemente. Malgrado tutto noi abbiamo
deciso che la soluzione giusta è di sostenere l’appello al BDS contro
Israele. (...)

Chiediamo che tutte le partecipazioni ufficiali alla campagna BDS
contro Israele siano di organizzazioni che hanno l’intenzione di
combattere il razzismo in qualsiasi forma si presenti.(...)

Nell’amore e nella pace

Le donne della WILPF d’Israele

Da Cahiers de la Reconciliation (rivista della branca francese del
MIR) - dicembre 2009 - p.6

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